Terremoto L’Aquila: ricostruzione e “possibile” prevenzione con la teoria delle celle geomorfologiche?

MARISA GRANDE – POSSIBILITA’ DI PREVENZIONE DEI TERREMOTI – ARTICOLO SU METEO WEB 29 MARZO 2015

http://www.meteoweb.eu/2015/03/possibile-prevedere-i-terremoti-teoria-delle-celle-geomorfologiche/421122/ ———————————————————————————————————————————-

CONOSCERE I LUOGHI A RISCHIO SISMOTETTONICO PER MEZZO DELLA GEOMITOLOGIA: LA CELLA DI MONTE TEZIO, TRA TIRRENO E ADRIATICO

L’attività sismica della cella morfologica di Monte Tezio

Scritto da Marisa Grande su Corriere salentino http://www.corrieresalentino.it/

PDFStampaE-mail

10 Set 2010

L’attività sismica della Terra

L’attività vibrazionale della Terra in determinati momenti risente maggiormente dello sforzo che compie il suo nucleo nel garantire un moto di rotazione costante, dovendo compensare il ritardo determinato dall’azione frenante del suo asse inclinato. I campi elettromagnetici prodotti dall’attrito tra nucleo e mantello vengono attratti dalla Terra oscillante intorno al suo asse da luoghi precisi dove il materiale crostale è composto da minerali ferrosi buoni conduttori. Questi sono distribuiti sul pianeta con una regolare modularità che si sviluppa secondo aree circolari che includono esagoni regolari e con sistemi proporzionali di tipo frattale. I centri di emissione di tale energia irradiano onde elettromagnetiche che interagiscono tra loro determinando vibrazioni che scuotono il pianeta e fanno scivolare sull’astenosfera viscosa le zolle tettoniche che compongono la crosta terrestre. L’emissione di energia da un centro può provocare uno sciame di attività sismica di maggiore intensità nella cella interessata, nella quale si propaga con una vibrazione che risponde all’armonica sei, ma si ripercuote, se pur con minore intensità, anche sulle celle geomorfologiche adiacenti. Conoscere tali centri di emissione elettromagnetica terrestre permetterebbe di attuare programmi risanatori del pianeta che attualmente attraversa uno stato caotico della sua esistenza.

  • Per individuare i momenti di maggiore intensità di emissione di energia sismica basterebbe monitorare la quantità di elettromagnetismo prodotta da quei centri magnetici.
  • Comprendere il meccanismo della sua espansione radiale e a cerchi concentrici significherebbe poter prevedere il momento del verificarsi dei terremoti, soprattutto prevenire quelli di maggiore magnitudo, attesi su quei luoghi che, opponendo a lungo resistenza a quell’energia, rilasciano poi onde sismiche di maggiore intensità.
  • Impiegando dei buoni conduttori si potrebbero rendere coerenti i flussi di elettromagnetismo con le linee di campo magnetico terrestre e ridurre, così, le conseguenze catastrofiche dei terremoti di più alta magnitudo.
  • Captando elettromagnetismo emesso da quei centri magnetici si potrebbe, infine, ottenere energia pulita compatibile con gli ecosistemi.

L’attività sismica della cella geomorfologica di Monte Tezio In questi giorni la cella italiana maggiormente interessata da uno sciame sismico è quella umbra, che ha il suo centro nel Monte Tezio, situato a sud di Ubertide e a 10 km. nord di Perugia. L’influsso dell’energia del Monte Tezio si estende in modo radiale per un’area circolare che costituisce la sua cella morfologica, indipendente dalla regioni, poiché comprende parte del territorio di quelle limitrofe. La sua massima espansione ha un raggio che si estende a nord fino al delta del Po, a sud fino a Pomezia, in area tirrenica laziale, ad ovest fino a Portoferraio nella toscana Isola d’Elba e ad est fino allo scoglio Pomo, nell’alto Adriatico. Sono sei luoghi che corrispondono ad altrettanti centri di celle geomorfologiche che interagiscono con la sua. Tutti i centri delle celle sono costituiti da minerali forti, buoni conduttori, come il ferro e la magnetite, mentre nelle aree periferiche, attraversate dai virtuali lati dell’esagono che compone ogni cella, il materiale crostale risulta più soggetto a frane e ad aperture di faglie, se sottoposto a stress tettonici o a movimenti sismici. L’energia di monte Tezio si attiva periodicamente e produce terremoti di maggiore magnitudo verso sud-est, poiché quel territorio è costituito dalle rocce rigide dell’Appennino centrale, dei Monti Reatini, del Gran Sasso, che oppongono maggiore resistenza alla sua energia di espansione rispetto a quelli del territorio più elastico della Pianura padana, costituito prevalentemente da sedimenti marini e fluviali, i quali assorbono maggiormente le sue onde sismiche e ne ammortizzano la potenza distruttiva. I terremoti di più elevata intensità registrati nella cella di monte Tezio in questi giorni sono: quello del 28 agosto 2010, di sola magnitudo 4.0, essendosi verificato in luogo relativamente vicino al centro, e quello di oggi, 5 settembre 2010, di magnitudo 3.7, con epicentro nei pressi di Cesena e Forlì. Il terreno padano più elastico ne ha attutito l’energia sismica, altrimenti la stessa intensità energetica emessa verso i monti Reatini, sul versante opposto, avrebbe potuto produrre un sisma di maggiore intensità. Per le dinamiche spiegate prima, infatti, i terremoti di più alta magnitudo, sul tipo di quello superiore al valore 6.della scala Richter che il 6 aprile 2009 risultò catastrofico per il territorio dell’Aquila, colpiscono le aree periferiche del versante sud della cella geomorfologica di Monte Tezio. Geomorfologia Il Monte Tezio, probabilmente in epoche remote aveva rivelato le sue potenzialità distruttive, tanto da essere associato alla temibile Teti, legata alle forze primordiali della natura. La dea era la madre delle Oceanine che governavano le acque dei fiumi, come il Tevere che scorre anche vicino allo stesso monte. Il culto di Teti praticato lì da etruschi e romani dimostra la conoscenza da parte di quei popoli della geomorfologia di quelle terre, che nel tempo precedente alla formazione della Pianura padana, dove resta il fiume Po (l’antico Eridanus) erano separate dal continente europeo dall’Oceano Tetide. L’antico braccio di mare si chiuse a seguito dello scontro avvenuto nel giurassico tra la placca adriatica, parte settentrionale di quella africana, e quella europea. L’impatto “titanico” tra il continente africano e quello euroasiatico è testimoniato dalla formazione delle Alpi ed è visibile sul Monte Cervino, dove il versante sud della sua cima è composto da roccia di placca africana, mentre la sua base e il versante nord della cima sono composti da roccia di placca continentale europea. Geomitologia I richiami mitologici e storici, così come i luoghi di culto antichi, sono attualmente oggetto di studio di una nuova branca della scienza, detta “geo-mitologia”, per il rapporto esistente tra la storia dei popoli e gli eventi geomorfologici che ne modificavano l’assetto territoriale. L’interesse degli antichi per il Monte Tezio è testimoniato dalla presenza di templi dedicati a Teti, figlia di Urano (il cielo) e di Gea (la terra). Il nome Teti si fa derivare dall’accadico tiamtu o tâmtu, riferito a “mare” e a Tiamat, la terribile dea marina, nonna del mesopotamico Marduk, che la uccise per regolare i cicli cosmici da lei devastati. Per i greci la titanessa Teti era considerata la madre del Nilo, di Alfeo e di Meandro. Questi fiumi sono accomunati da particolarità riferibili al flusso del loro corso: il Nilo scorre da sud verso nord, avendo le sorgenti in Etiopia e la foce nel Mediterraneo. L’Alfeo è il più grande fiume del Peloponneso ed è in gran parte ipogeo. Si narra che Zeus deviò il suo corso verso lo Ionio e l’isola di Ortigia (dove poi sorse Siracusa). Il Meandro è un fiume dell’Anatolia, caratterizzato da un corso molto sinuoso, da cui deriva appunto il termine “meandro”. Fratello e sposo di Teti era Oceano, che impersonava l’energia primordiale non più feconda. Dopo aver generato le tremila Oceanine fluiva incessantemente in circolo, creando le correnti dei fiumi e dei mari. La più anziana della Oceanine presiedeva allo Stige, il fiume infernale che portava il suo nome. Alla discendenza di Stige e Asopo (suo fratello e sposo) appartiene Iaso, uno dei personaggi legati alla medicina, dotati di energia guaritrice, ma anche Giasone, la cui moglie ripudiata Medea uccise la rivale Creusa per mezzo di un fuoco divoratore, che solo lei sapeva magicamente gestire. Asopo era il dio fluviale che risiedeva presso Fluinte, o Flio, la città del Peloponneso nella quale per prima si parlò di filosofia e dove sorse un importante circolo pitagorico. In tale sequenza mitologica collegata al culto di Teti praticato su Monte Tezio è possibile leggere per metafore il collegamento tra l’antico mare di Tetide, oggi Pianura padana attraversata dal fiume Po, con il Peloponneso, collegati tra loro da una corrente di energia orientata verso sud-est. Energia guaritrice secondo le arti mediche praticate da Iaso o distruttrice come il fuoco divoratore magicamente governato da Medea. Tale energia, un tempo ritenuta separatrice tra occidente e oriente, corrisponde alla ley euro-egizia, meridiano fondamentale naturale determinato da una corrente di elettromagnetismo trasportata da flussi di magmi, di gas o delle acque dei fiumi sotterranei. Può rivelarsi distruttiva come le acque malsane dello Stige infernale e il fuoco divoratore di Medea, ma se trasportata attraverso i sali ionici disciolti nelle acque dei fiumi sotterranei governati dal dio primordiale Oceano, può assumere orientamento coerente con il campo magnetico terrestre e divenire benefica e guaritrice. Tale corrente energetica passa anche per la Puglia che deve il suo nome a Iapix, il fiume sotterraneo che si riteneva attraversasse il sottosuolo del suo territorio carsico. Lungo tale linea evolvente furono costruiti i megaliti, catalizzatori e stabilizzatori delle onde di flusso di elettromagnetismo. L’operazione megalitica, avente per il territorio la medesima funzione che ha l’agopuntura per il corpo umano, nel mito fu associata alle pratiche curative applicate da Iaso, il medico di Enea, da cui derivò il nome Iapix e la (ia)-pizzica, la musica terapeutica associata ai megaliti nell’antica pratica dei riti locali della fertilità. Il codice cosmico L’energia distruttiva passante per la ley euro-egizia era indicata dalla lettera F, che ritroviamo come iniziale di molti luoghi da essa attraversati. Era rappresentata in Egitto dal geroglifico raffigurante la “vipera cornuta” e in Grecia dal fi ( φ) una lettera la cui forma richiama un’evolvente e che fu adottata per indicare il valore irrazionale 1.618. Tale numero è presente in tutte le forme naturali e nello sviluppo dell‘evolvente del meridiano fondamentale, ossia della ley euro-egizia attraverso cui s’incanala la corrente di energia e sulla cui linea furono costruiti i megaliti stabilizzanti l’elettromagnetismo caotico e distruttivo, templi di armoniche proporzioni e città astronomicamente orientate, in modo da ricomporre, con le risonanze cosmiche appropriate, l’armonia minacciata dai flussi di elettromagnetismo caotico non coerente. La lettera fi venne, per questo, trasformata in ph (Φ). Tale simbolo greco indica una ritrovata stabilità dell’asse terrestre e si compone da p, la cui lettera greca Π deriva dalla forma del trilite e da H, che misura l’ampiezza della luce solare tra i punti dei solstizi misurata alla massima apertura del trilite. Il ritmo del ciclo giornaliero e annuale, registrato attraverso quelle porte sacre, probabilmente permise già in tempi arcaici di calcolare la sfericità della Terra, impiegando il numero irrazionale 3.14, a cui fu attribuito il segno dello stesso trilite ( Π ) e di pervenire ad una conoscenza i cui archetipi sono criptati nei simboli e nella scrittura, nella geometria sacra, nell’architettura e nell’urbanistica, ma che una tendenza all’amnesia collettiva ci ha fatto disperdere nel tempo.