Terremoto di M.7.8 in Giappone oggi 30 maggio 2015

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MAPPA MONDIALE DEI TERREMOTI DELLE DUE SETTIMANE FINALI DEL MESE DI MAGGIO 2015

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Rilevanti terremoti nel mondo: dal 12 al 29 maggio 2015

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Nel mese di maggio 2015, oltre alle innumerevoli scosse sismiche verificatesi in Nepal a seguito del  terremoto di M.7.9 avvenuto il 25 Aprile 2015, sono stati registrati nel mondo altri rilevanti terremoti, di magnitudo 7.3 – 6.8 –  6.7…, correlati tra loro secondo il sistema frattale delle celle geomorfologiche vibranti ad armonica sei.

La grotta dei Cervi di Porto Badisco presso Otranto: servizio del Tg2 del 9 maggio 2015

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– La valorizzazione di un bene culturale dell’umanità parte dalla conoscenza del suo valore.

– La tutela di un bene culturale è garantita dal rispetto di coloro che lo conoscono e ne apprezzano l’importanza.

– La conoscenza di un bene passa dagli studiosi al grande pubblico attraverso vari canali di divulgazione.

L’ accesso alla Grotta dei Cervi fu interdetto al pubblico sin dal momento della sua scoperta, avvenuta il primo febbraio 1970, a causa del pericolo della modifica del microlima interno, che avrebbe compromesso l’integrità delle pitture parietali – pittogrammi e ideogrammi eseguiti in guano di pipistrello e in ocra – i quali, intaccati da muffe e batteri, si sarebbero degradati sino a scomparire.

Le tecnologie attuali permetterebbero di poter ovviare al rischio dell’occultamento e dell’oblio di tale inestimabile tesoro.

Il servizio di Tommaso Ricci, mandato in onda nel TG2 del 9 MAGGIO 2015, non solo ne promuove la conoscenza, ma sulla base delle esperienze già applicate per le più note grotte dell’area franco cantabrica -riproduzione virtuale o in scala architettonica- sollecita l’attenzione delle autorità preposte alla tutela e alla salvaguardia delle opere d’arte a voler promuovere, con lungimiranza, iniziative che faciliterebbero la conoscenza e la salvaguardia dell’inestimabile tesoro racchiuso nella salentina Grotta dei Cervi. (Marisa Grande) marisagrande@gmail.com

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La “Grotta dei cervi” di Porto Badisco – Lecce

Marisa Grande: “DAI SIMBOLI UNIVERSALI ALLA SCRITTURA

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metamorfosi della DEA MADRE  psd

metamorfosi della  COSTELLAZIONE DI ORIONE   psd

001- Presentazione libro Marisa 115-116-117 Blog-template-file-place NERO + TRILOGIA   psd

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LETTERA INVIATA IL 10 SETTEMBRE 2013 ALLE AUTORITA’ COMPETENTI, LOCALI E NAZIONALI, DAL PRESIDENTE DELLO SPELEOTREKKING-SALENTO RICCARDO RELLA  RELATIVA ALLA PROPOSTA DI APPLICAZIONE FOTOGRAFICA – SECONDO L’ESEMPIO DEL FOTOMONTAGGIO DEL PROF.EZIO SARCINELLA- IN ATTESA DELLA REALIZZAZIONE  DELL’IMPIANTO DI PROIEZIONE IN RV3D  AVVOLGENTE RICHIESTA DALLO STESSO PRESIDENTE SIN DAL 1998.

Maxischermo

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ALCUNI DEGLI ARTICOLI SCRITTI DA MARISA GRANDE SULLA GROTTA DEI CERVI DI PORTO BADISCO

La sacralità delle grotte

Scritto da Marisa Grande

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in Corriere salentino 18 Ago 2009
CORRIERE SALENTINO (Cronaca e notizie da Lecce e provincia. N. Registrazione Tribunale n° 1011 del 29 dicembre 2008 – P.IVA 04195000759)

Le cavità della terra, secondo una tradizione di origine paleolitica, erano considerate sacre per un insieme di simbologie ispirate alla loro configurazione, formata da aggrovigliati meandri spesso attraversati da acque fluviali e lacustri. Si riteneva che i corsi d’acqua ipogei, circolanti nel sottosuolo carsico, rendessero fecondo il grembo della madre terra in analogia con il liquido amniotico presente nel grembo della gestante nello stadio intrauterino del nascituro. In origine le grotte erano perciò dedicate alla dea madre astrale, connessa alle fasi della luna che ritmavano i cicli della gestazione della donna. Ancora oggi inoltrarsi nei meandri interni della terra e seguire gli intricati percorsi dei cunicoli misteriosi equivale a ripercorrere un simbolico viaggio prenatale. Proiettarsi nella dimensione del ritorno alle origini e poi cercare l’uscita verso l’esterno significa far emergere allo stato di coscienza il remoto, oramai rimosso dalla memoria di ogni essere umano, momento della propria nascita. L’iter corrisponde a un viaggio iniziatico che ha origini ancestrali, un rito di passaggio che l’uomo rivive ogni qual volta entra in una grotta, ripercorrendo a ritroso, in un processo catartico di rinnovamento e di rinascita rituale, il difficile percorso della propria esistenza terrena. La Terra è l’unico pianeta del sistema solare adatto ad accogliere la vita, ma tutta l’intera manifestazione ha un’unica origine, appartenendo ad un universo creato da un unico “suono primordiale”, un “suono cosmico” che gli antichi sacerdoti dei popoli che eleggevano le grotte a santuari avevano ancora la facoltà sciamaniche per percepirlo come energia viva e presente e farne un  veicolo per la trasposizione mentale in altre dimensioni. Attraverso il dinamico evolversi delle vibrazioni interne della Terra, trasmesse ed amplificate lungo i cunicoli delle grotte, essi riuscivano a “tastare il polso” dell’intero pianeta, trarne avvertimenti e moniti ed, eventualmente, intervenire con operazioni attivate per poter modulare e mantenere in forma equilibrata le forze agenti con violenza nelle particolari fasi di stato caotico e distruttivo. Luoghi privilegiati per l’ascolto delle sonorità della Terra, le grotte offrivano la loro “voce” -fatta di sequenze armoniche fondamentali e secondarie tratte dalle vibrazioni telluriche- alla interpretazione che figure sacerdotali e oracolari ne facevano, ai fini di orientare le genti alle pratiche di vita corrette, necessarie a conciliare le condizioni naturali del territorio con la sempre difficile sopravvivenza dell’essere umano. Quali “casse di risonanza delle armoniche terrestri”, le cavità comunicavano ad un udito appositamente educato l’imminenza di manifestazione di energia distruttiva di natura tettonica e sismica. Attraverso le vibrazioni elettromagnetiche, propagate all’interno delle grotte, particolari uomini dall’acuta sensibilità percettiva, quali i geomanti e i rabdomanti, potevano captare tanto gli stati di relativa calma, quanto quell’attività parossistica del sottosuolo che era foriera di fenomeni distruttivi, quali  terremoti e maremoti. In qualità di luoghi di passaggio e di propagazione dei gas esalati dagli strati profondi del sottosuolo, le grotte propagavano odori che un olfatto sensibile sapeva distinguere ed interpretare, tanto come effetti di una stasi silente, quanto come cause di una ripresa attività delle faglie di contatto tra le rocce di diversa natura e di differente origine, sempre sottoposte alle dinamiche della deriva delle placche tettoniche che compongono la litosfera della Terra, ma più soggette allo slittamento ed allo scontro durante le fasi di surriscaldamento endogeno o esogeno del pianeta, in quanto il calore rende più viscida e scorrevole la sottostante astenosfera. Genti vissute in diretto contatto con la natura, alla ricerca di una simbiosi con essa, dotate di facoltà percettive altamente raffinate, mettevano al servizio delle entità che ritenevano presiedessero ogni aspetto fenomenico della creazione le loro qualità di esseri umani integrati con le energie cosmiche, così che un loro intervento estemporaneo (musica, canto, danza, preghiera….) o una traccia stabile (incisioni e pitture sulle pareti delle grotte), vibrando in modo armonico, potessero influire positivamente sugli equilibri dinamici della Terra e del cosmo.

Dalla Grotta dei Cervi di Porto Badisco al Megalitismo.

Scritto da Marisa Grande

CORRIERE SALENTINO (Cronaca e notizie da Lecce e provincia. N. Registrazione Tribunale n° 1011 del 29 dicembre 2008 – P.IVA 04195000759)

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21 Apr 2010

Sulla base dell’antica concezione di un universo stratificato, ho ricostruito le conoscenze arcaiche basate sui nessi fisici, psicologici e concettuali che legavano il mondo infero, dell’emisfero australe non conosciuto e delle cavità della terra occupati da energie ctonie, con il planetario luogo della vita degli esseri viventi visibili e con l’astrale, sede delle divinità-guida.

Tali mondi distinti, ma interdipendenti, erano considerati connessi tra loro per mezzo dell’asse cosmico, perno intorno al quale si riteneva ruotasse tutto l’universo, dalla cui stabilità dipendeva l’armonia del cosmo.

Pietre miliari di tale conoscenza sono le cavità-santuario di origine paleolitica, da cui deriva la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, dedicata ad Orione in fase post-glaciale e sin dall’Olocene.

I messaggi criptati nell’iconografia del santuario di Badisco, arcaica “Bibbia pauperum” meso-neolitica, rappresentarono i presupposti concettuali della cultura unitaria che fu poi ampiamente sviluppata in fase storica dai popoli d’Oriente e d’Occidente.

Simboli e metafore insiti dei pittogrammi e negli ideogrammi di quella cavità furono veicolati in tutte le forme di scrittura. Sono giunti fino a noi criptati in un “codice cosmico” alla cui conoscenza sono pervenuta attraverso chiavi di lettura inedite e pluri-disciplinari, tra le quali l’astrofisica, la paleo-astronomia e la paleo-climatologia.

Un primordiale rapporto simbiotico con la natura e con il pianeta, capacità sensoriali inalterate, come quella uditiva probabilmente sensibile agli ultrasuoni, una vista che favoriva tanto l’osservazione astronomica di un cielo libero da inquinamenti luminosi e atmosferici, quanto la permanenza in luoghi dalla visibilità rarefatta come le grotte, insieme a facoltà percettive particolari, come la geomanzia e la rabdomanzia, favorivano sicuramente la conoscenza del cosmo e il monitoraggio dell’attività vibrazionale della Terra.

Figure sacerdotali, particolarmente dotate di tali facoltà, pertanto, ponendosi in ascolto nelle grotte che fungevano da cassa di risonanza delle attività telluriche e marine, crearono, con la Grotta dei Cervi di Badisco, il polo occidentale della prima linea nord dell’antico “triangolo delle ottave oracolari”, che aveva il suo corrispondente est in Ararat e il vertice sud in Bhedet, sulla foce del Nilo. Sul suo pentagramma esteso nel Mediterraneo si poteva percepire e modulare il ritmo delle sonorità del pianeta Terra, praticare il vaticinio e favorire la guarigione del corpo e dello spirito.

Lo studio dei monumenti megalitici attraverso nuove chiavi di lettura,

compresa l’innovativa archeo-astronomia, mi ha permesso di rivisitare il fenomeno del megalitismo alla luce della sua pluri-funzionalità, che comprende motivazioni di carattere strategico, di organizzazione geodetica, di orientamento astronomico per il calcolo del tempo e, nel vincolo di natura religiosa stretto tra Terra e cielo, la ricerca del riequilibrio dei flussi di elettromagnetismo sotterraneo ed aereo, ai fini di modulare le risonanze della materia, sintonizzando il ritmo delle armoniche planetarie con quelle celesti, operazione che aveva sul piano planetario gli stessi scopi terapeutici applicati anche sul piano biologico.

La nuova chiave di lettura della storia dell’uomo e dei messaggi criptati nella iconografia espressa attraverso l’arte e la scrittura, mi ha indotta a riconsiderare molti aspetti delle conoscenze attuali sul piano geologico e idrogeologico, facendomi pervenire ad un modello di pianeta che conserva in superficie l’impronta di celle geomorfologiche di dimensione proporzionale, rispondente al sistema frattale. La loro forma è dettata dalla naturale coesione tra minerali a forte conduzione magnetica al centro, da cui parte l’impulso elettromagnetico responsabile di fenomeni distruttivi, quali vulcanismo, aperture di faglie, sismi, smottamenti.

Per tali eventi di estrema e drammatica attualità per il nostro pianeta, scoperte le dinamiche, è possibile approntare tecnologie e mezzi appropriati per applicare quella “coscienza organizzatrice” che fu dei nostri progenitori, della cui attività il Salento mantiene ancora traccia visibile di un territorio energeticamente imbrigliato e reso geologicamente coeso e magneticamente coerente da una organizzazione megalitica composta di celle geodetiche aventi configurazione “a tela di ragno”, che furono predisposte assecondando le dinamiche energetiche delle celle geomorfologiche naturali che compongono la litosfera del territorio.