Celle geomorfologiche della Sardegna e distribuzione dei monumenti megalitici

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MONUMENTI PREPOSTI ALL’EQUILIBRIO DELLE ENERGIE TELLURICHE

L’operazione ponderale megalitica, iniziata in Sardegna con la distribuzione dei menhir, dei dolmen, dei cromlech e degli henges, prosegue nell’età del Bronzo con la costruzione delle Tombe dei giganti.

STRUTTURA DELLA TOMBA DEI GIGANTI

La forma del tumulo a navetas, che ricopre un lungo corridoio interno sostituisce, nella Tomba dei giganti, la camera a grembo materno dei dolmen della fase megalitica originaria, permettendo la sepoltura di molti individui.

L’esedra, composta da ortostati organizzati in forma simmetrica e degradante rispetto alla stele centrale della facciata, delinea uno spazio antistante preposto alla cerimonie funerarie e costituisce un’interfaccia di separazione/collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, il cui tramite energetico è rappresentato dalla piccola apertura alla base della stele centrale.

RICHIAMI SIMBOLICI

  • La forma a navetas indica il rapporto diretto dei costruttori di Tombe dei giganti con il mare e le isole del Mediterraneo come Minorca
  • la forma rettangolare del tumulo, del corridoio, della stele centrale e dei menhir circostanti richiamano una società patriarcale ed occidentale, il cui riferimento religioso stellare corrispondeva ad Orione, la costellazione segnatempo dell’Olocene cui facevano riferimento le culture occidentali sin dal millennio XI a.C.
  • la forma globale della Tomba dei giganti corrisponde alla testa del Toro, la costellazione di riferimento associata al Sole e ad Orione nei millenni V-IV a.C., ossia la costellazione che determinò la fine della stagione precessionale retrograda (Estate) e l’inizio della nuova stagione (Primavera) di seimila anni solari ciascuna
  • il richiamo al Toro, quale simbolo di fecondità, indica che la sua energia era profusa per la protezione, il riequilibrio energetico, la fertilità e la stabilità della madre terra. (Marisa Grande).
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Sardegna: celle geomorfologiche e operazione ponderale megalitica

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CORRELAZIONE TRA CELLE GEOMORFOLOGICHE E DISTRIBUZIONE DEI MEGALITI IN SARDEGNA

MONUMENTI MEGALITICI

ELEMENTI COMUNI :
– l’uso dei monoliti di grande dimensione
– lo spazio interno, fondamento dell’architettura.

VARIANTI FORMALI:

1) DOLMEN, CAIRN E SPECCHIA DOLMINICA
– STRUTTURA
Il dolmen (come il cairn a camera o anche la specchia dolminica) è costituito da un nucleo litico che racchiude un vano sub-circolare, una cella preposta a luogo di accoglienza per uno o più defunti.

– FUNZIONE
Elevato su un punto di congiunzione di flussi di elettromagnetismo, il dolmen, composto da pietre aventi proprietà di conduzione magnetica, incanalando le polarità nord nel sottosuolo e proiettando quelle sud verso l’alto, allineava le onde di flusso caotico stabilizzando l’energia del luogo. All’interno della camera, sia per le caratteristiche intrinseche del luogo prescelto e sia per le proprietà conduttive delle pietre selezionate allo scopo, doveva compiersi il processo di trasformazione finalizzato alla rinascita con l’elevazione dell’anima ad una dimensione superiore.

– RIFERIMENTI CULTUALI ALLA LUNARE DEA MADRE
Favorito da un rapporto di proiezione omotetica con precisi punti nel cielo, morfologicamente basato sull’analogia tra l’ideale grembo della Grande Madre astrale (luogo di generazione e di rigenerazione dell’uovo cosmico) e il grembo della donna, il dolmen, che simulava il grembo della madre terra, concentrava nella sua camera le energie telluriche, creando un nodo altamente energetico.
Quale cellula della madre terra, il dolmen riproduceva simbolicamente l’uovo comico, quel germe primordiale di energia concentrata che effondeva la luce della rinascita nel cosmo.

2) ALLE’ COUVERT
– STRUTTURA E FUNZIONE
Costitito da un corridoio di forma rettangolare, che replicava più volte la camera dolminica, l’allè couvert rispondeva all’esigenza di moltiplicare i vani di sepoltura dell’originario dolmen per accogliere nel suo interno molte decine di defunti.

– MUTATA CONCEZIONE RELIGIOSA
A questa operazione di tipo funzionale si associava, però, anche una distinta concezione religiosa, basata sul culto solare quale pratica fecondante della madre terra.
La costellazione di Orione accompagna il Sole alla sua elevata in equinozio primaverile lungo l’apparente percorso retrogrado che attraversa i settori occupati all’orizzonte dalle costellazioni zodiacali (Leone, Cancro, Gemelli, Toro, Ariete, Pesci) durante un emiciclo precessionale di 13.000 anni solari. Nel millennio XI a.C. la costellazione segnò il passaggio dal Pleistocene all’Olocene con il transito apparente del Sole dal settore zodiacale della costellazione della Vergine a quello del Leone, subentrando alla Grande Madre astrale nel ruolo di “segnatempo precessionale” da lei detenuto nei 13.000 anni precedenti. Riconosciuto nel cielo della calotta boreale quale “Antropomorfo astrale”, fu ritenuto il “Padre celeste” dalle genti dell’area europea occidentale, superstiti delle devastazioni del continente dovute allo scioglimento dei ghiacciai perenni della Glaciazione Würm e al conseguente inabissamento delle terre atlantiche nelle acque dell’oceano.

RIFERIMENTI CULTUALI E DISTINTE CULTURE
Il culto più antico è legato alla primordiale dea astrale paleolitica connessa alla Luna, poiché le fasi del satellite scandivano i mesi della gestazione della donna. Era praticato prevalentemente dalle genti che in origine occupavano le aree interne del continente euroasiatico centrale ed orientale. Il dolmen, connesso ancora in fase storica con tale primordiale culto, ripropone la forma circolare del “grembo materno”, luogo di generazione e di rigenerazione di una vita terrena e di una vita superiore.
Con il più evoluto culto dell’Antropomorfo celeste subentrò il concetto che alla base della vita sulla terra fosse preposto l’atto fecondante del solare Orione. Praticato sin dal millennio XI a.C., nella cultura europea occidentale da quelle genti pervenute nel Bacino del Mediterraneo, provenienti dall’area franco-cantabrica e soprattutto dalle coste atlantiche devastate dall’innalzamento del livello marino, si diffuse in culture di tipo patriarcale. Quale loro emblema esse adottarono simboli formali di carattere maschile, distinguendosi, con le planimetrie rettangolari delle loro costruzioni megalitiche, da quelle circolari adottate dalle culture che praticavano ancora il culto della dea madre.

(Marisa Grande, L’orizzonte culturale del megalitismo, Besa 2008
Marisa Grande, Dai simboli universali alla scrittura, Besa 2010).

La Sardegna testimonia, con la morfologica dei suoi monumenti megalitici, del passaggio sulla sua terra, centrale nel Mediterraneo, di entrambe le culture.

Italia: griglia elettromagnetica, celle geomorfologiche e operazione ponderale megalitica

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ITALIA:

CORRELAZIONE TRA LA STRUTTURA GEOLOGICA E LE CELLE GEOMAGNETICHE -CIRCOLARI, MODULARI E FRATTALI- CHE SI SVILUPPANO SU UNA GRIGLIA ELETTROMAGNETICA VIBRANTE AD ARMONICA SEI.

SARDEGNA:

ORGANIZZAZIONE DELL’OPERAZIONE PONDERALE MEGALITICA (IV-II MILLENNIO a.C.) NELLE CELLE GEOMORFOLOGICHE BASATE SULLA GRIGLIA ELETTROMAGNETICA AD ARMONICA SEI:

Nel sito megalitico sardo “Biru e’ concas”, collocato in località Sòrgono (Nuoro), la differenza di orientamento degli allineamenti dei circa 200 menhir, eretti nel Neolitico recente (3.300-2700 a.C.) e nell’Eneolitico (2700-1700 a.C.), è variabile in relazione ai centri magnetici (basalti, granito, diorite, gabbro…) delle celle geomorfologiche cui fanno riferimento.

Trovandosi nel centro della Sardegna, i menhir, composti da pietre calcaree, aventi proprietà di conduzione magnetica, hanno funzione di rendere coerenti le onde di flusso elettromagnetico che s’irradiano dai centri di tutte le celle geomorfologiche circostanti che, interagendo tra loro, incidono sulla modellazione del profilo costiero dell’isola. (Marisa Grande).

Carta sismica europea: sistema frattale di celle geomorfologiche

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L’attività elettromagnetica della cella geomorfologica che ha generato il terremoto nel Mare del Nord ha origine ad ovest del Banco sottomarino Dogger, un banco di sabbia situato a m. 36 di profondità (20 metri in meno rispetto a quella circostante), che ricopre una struttura morenica posta al confine sud della copertura glaciale Wurm. Emerso in fase glaciale, quando il livello del mare era 120 metri più basso di quello attuale, costituiva una terra che collegava l’Inghilterra con le coste continentali europee.

Nel 1931, a 23 Km di profondità, si verificò il “terremoto Bank Dogger” di M. 6.1 della scala Richter. Anche se molto vicino al centro geomagnetico, scosse profondamente le terre che si affacciano nel Mare del Nord, provocando danni sulle coste inglesi.

Dipendendo l’attività elettromagnetica di una cella geomorfologica dalle caratteristiche geologiche del territorio, la conseguente attività sismica può presentare ricorrenze cicliche, che nel tempo permettono d’individuare i punti a maggior rischio terremoti.

Le aree a maggior rischio sismico di questa cella sono collocate su una circonferenza, tra le tante che si estendono “macchia d’olio” rispetto al centro magnetico, che modella ad “arco di cerchio” la costa compresa tra Calais e Den Helder, incide su un tratto di costa sud-est dell’Inghilterra e attraversa Solway Firth, la profonda insenatura che si apre in territorio inglese, a nord-est del Mare d’Irlanda.

La medesima circonferenza attraversa la piana di Salisbury, dove si erge il monumento megalitco di Stonehenge, in posizione opposta rispetto alla Buca del Diavolo, che sprofonda a 240 metri di profondità rispetto al fondale circostante di circa 50 metri.

La collocazione di Stonehenge lungo tale circonferenza, che incide in modo così rilevante sulla configurazione del territorio, dimostra che oltre alle ben note funzioni di carattere astronomico e cultuale il monumento assolveva anche a quella corrispondente agli obiettivi previsti da un “piano ponderale megalitico”, avviato già in epoche remote, a seguito della fine della Glaciazione Wurm, al passaggio dal Pleistocene all’Olocene avvenuto nel millennio XI a.C., e applicato per millenni fino all’epoca storica. (Marisa Grande)