Terremoto M. 7.6 Perù – 24 11 2015

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Furto di menhir nel SALENTO

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PERCHE’ E’ IMPORTANTE LASCIARE AL LORO POSTO I MEGALITI SALENTINI. ORA PIU’ CHE MAI E’ NECESSARIO SALVAGUARDARE CULTURA  E STABILITA’ DEL TERRITORIO.

LA “SCIENZA SACRA” DEI COSTRUTTORI DI MEGALITI

di Marisa Grande
Quell’energia convogliata in un punto, percepita per facoltà innate dai geomanti dei popoli antichi, eleggeva alcuni luoghi della Terra al ruolo di centri privilegiati, ombelichi del mondo, onphalos, direttamente connessi a precisi punti nel cielo. Considerati collegati visivamente con alcuni astri
splendenti nella calotta celeste, quei luoghi sulla Terra vincolavano energeticamente l’habitat terreno dell’uomo con la “dimora celeste” degli dei. Dalla capacità di relazionare la Terra con il cielo ne derivava una loro insita, naturale, sacralità, tramandata e perpetuata nel tempo anche in religioni diverse. Dal vincolo sacro di quei luoghi, che la natura aveva eletto quali concentrati di energia generatrice, derivava l’armonica corrispondenza dei rapporti tra corpi celesti interagenti nel cosmo. Dal cedimento di tale stretto legame, dovuto al ritardo precessionale della Terra e letto come apparente slittamento retrogrado della posizione del Sole all’orizzonte, derivava il concetto di tendenza verso il caos. Le pratiche rituali connesse a quei luoghi trovavano nella perennità del fuoco sacro e nel sacerdote praticante i tramiti energetici necessari per rinsaldare quel vincolo instaurato tra Terra e cielo, quel “matrimonio sacro” vivificante tra Terra e Sole. L’intento dell’uomo, legato al suo ancestrale istinto di sopravvivenza, era quello di stringere il rapporto di omotetica corrispondenza tra un universo illimitato e la dimora dell’umanità limitata, annullando o mitigando le conseguenze di un caos devastante, sperimentato ciclicamente durante il percorso terreno dell’umanità.

L’ARMONIA E IL CAOS
L’andamento verso il caos deriva dalla precarietà dell’equilibrio instabile insito nei sistemi complessi, reso irreversibile da un valore divergente dall’insieme dei valori che interagiscono nel sistema. Un pur minimo scarto, insinuandosi all’interno della regolarità acquisita, conduce il sistema verso una divergenza di valore esponenziale. Una condizione, questa, che coinvolge la regolatrità e l’andamento instabile e caotico di molti sistemi complessi, di quegli infiniti “universi” in equilibrio instabile e precario, che compongono il Cosmo nella sua dimensione micro e nella sua dimensione macro. Sancita oggi dalla legge del “Caos deterministico”, tale regola ieri era nota empiricamente attraverso le “armonie” e le “disarmonie” rilevate durante la costante osservazione del cielo.
Il monitoraggio attraverso i millenni del manifestarsi degli astri e l’attenzione alla loro regolarità permettevano di registrare anche le pur minime variazioni caotiche insinuate nei loro cicli.
L’osservazione privilegiata corrispondeva alla loro apparizione sull’orizzonte, ossia sulla linea virtuale limite, interposta tra Terra e cielo, la cui importanza fu sancita precocemente, riconoscendo una sua implicita sacralità. Fu compresa così la necessità della sua stretta relazione con gli astri divinizzati, percepiti in forma antropica e zoomorfa per il loro rapporto di vicinanza relativa, e fu sancito uno specifico culto dell’orizzonte, orientato a mantenere tale connubio equilibrante .
Esempi di registrazione di dati osservati furono riportati per mezzo delle figure geometriche simboliche riprodotte in pittura o incise (losanga, serie di circonferenze concentriche, spirale semplice e doppia…) che si ritrovano su manufatti già risalenti al più remoto Paleolitico (Africa, Bomblos: in insediamenti di 150.000 anni, reperto con losanghe di 77.000 anni).
Serie di simboli di origine astronomica: losanga, spirale, circonferenze concentriche, puntini .
(Tratto dal libro di Marisa Grande: Dai simboli universali alla scrittura,, Besa 2010).

Serie di tacche e di punti per il calcolo del tempo furono incisi su ossa di animali in fase aurignaziana (Le Eyez de Tayac, 32.000 anni fa ) ma ancor prima, figure antropomorfe furono scolpite per riprodurre l’immagine divinizzata di costellazioni elette a segnatempo degli emicicli precessionali che si avvicendavano ogni 13.000 anni solari (dea madre riprodotta su manufatti che risalgono anche a 40.000 anni fa, Orione a 32.000 anni fa),
Diffusione del culto della dea madre, costellazione segnatempo dell’emiciclo precessionale di 13.000 anni, che concluse il Pleistocene nel millennio XI a.C.
(Tratto dal libro di Marisa Grande: L’orizzonte culturale del megalitismo, Besa 2008).
Sculture rinvenute recentemente in Germania e in Austria, risalenti a oltre 30.000 anni, rappresentanti Orione, l’antropomorfo celeste segnatempo precessionale dell’emiciclo di 13.000 anni, alternato a quello della dea madre.
(Foto divulgative della stampa tedesca)

Sono tutti documenti iconografici ai quali solo recentemente, con le ultime scoperte, è stato riconosciuto loro un inaspettato carattere astronomico.
L’osservazione della volta celeste, il monitoraggio del rapporto tra la levata e il tramonto degli astri costituì infatti un bagaglio culturale astronomico, mitico, religioso e di organizzazione del tempo e dello spazio tramandato ininterrottamente per immagini simboliche dal Paleolitico più remoto fino III millennio a.C., quando in epoca storica potè confluire nelle conoscenze dell’astronomia ufficale, redatte in modo più esplicito per l’apporto dato dalla scrittura.

La ciclicità dei ritmi armonici del cosmo dettò molto precocemente le regole per l’organizzazione sociale dell’umanità, per la sistematicità della conoscenza, per l’orientamento verso un agire morale. Le aritmie caotiche, invece, decretarono la possibilità di un’alternanza a quelle norme, l’anarchia, il non-rispetto delle regole, la dissolutezza di un agire incontrollato.
Entrambe le tendenze, all’armonia e al caos, sancirono la coesistenza delle opposte dualità presenti in natura, tanto nell’universo, per l’altalenante agire divino, quanto in Terra per l’orientamento morale dell’uomo, fortemente attratto sia verso il bene, che verso il male.

LA GEOMETRIA SACRA
Le forme tratte dall’osservazione dei cicli cosmici confluirono poi nella geometria sacra e nella scrittura, ma erano state già applicate nel megalitismo, che contiene in sè un “codice cosmico” di simboli e numeri sacri.
Carpignano Salentino (LE): trilite.
(Foto di Ezio Sarcinella)

Riuscire a “leggere” tale codice di origine cosmica, poichè mutuato dall’osservazione astromica dei cicli degli astri, di breve e di lungo termine, crea condizioni di imbarazzo agli studiosi che hanno preferito cogliere per secoli nel fenomeno del megalitismo la sua faccia arcana ed insondabile e nei loro costruttori gli anonimi e inconoscibili personaggi di origine e di natura misteriosa, inclassificabili sul piano delle civiltà note ed estranei ad un contesto meglio definito delle culture storiche.
Il fenomeno del megalitismo corrisponde, invece, alla testimonianza tangibile di una conoscenza antica, da ritenersi molto avanzata, colta con un metodo empirico di carattere astronomico, facendo leva sulle proprietà di un cervello di homo sapiens che offriva estese facoltà percettive e di elaborazione mentale dell’esperienza, potenziate dall’immersione totale, “a carattere adesivo”, con il proprio ambiente e con la natura.
Centro energetico di collegamento Terra-cielo
(foto di Ezio Sarcinella, elaborazione grafica di Marco Sarcinella )

Partendo dal suo centro di osservazione, luogo prescelto come “centro sacro” attraversato da una colonna di energia che lo vincolava ad un astro di riferimento nel cielo, l’uomo che costruì megaliti nel mondo era in grado, per averne eredita le facoltà dai progenitori sapiens, di amplificare le sue capacità percettive estendendo il suo essere nelle dimensioni-altre del cosmo. La sua psiche, stimolando le sue doti innate, in virtù della convinzione di essere protetto da entità superiori incidenti con flussi di energia concentrati per direzione centripeta sul luogo prescelto, agiva da ente propulsore per l’estensione della propria “anima spirituale” entro dimensioni non terrene, dove la sua “anima intellettiva” poteva avere accesso alle conoscenze superiori e ad un linguaggio degli dei, che si rivelava per simboli e per forme geometriche semplici e complesse.
IL PIANO PONDERALE MEGALITICO
I costruttori di megaliti intesero impiegare, costruendo monumenti megalitici sui luoghi energetici del pianeta, la loro conoscenza empirica dell’interazione energetica (gravitazionale ed elettromagnetica) esistente tra la Terra, il Sole, la Luna e i pianeti del sistema solare, con lo scopo di sviluppare un piano ponderare tendente al bilanciamento della Terra.
Il loro impegno rappresentò una “risposta possibile” per risolvere il problema dell’andamento caotico ciclico che interessa la Terra nelle fasi cruciali interne al ciclo della precessione degli equinozi (conoscenza attribuita ufficialmente ad Ipparco da Nicea nel II secolo a.C.).
La condizione di caos subìto dalla Terra e pagato dall’umanità con eventi caotici anche estremi, come il diluvio tramandato in tutte le culture del mondo, è ascrivibile alla tendenza dell’asse terrestre a raggiungere ciclicamente la sua massima inclinazione sotto l’azione gravitazionale, solare, lunare e planetaria, cui è soggetto.
L’effetto trottola, ossia l’oscillazione della Terra intorno al suo asse obliquo, può essere benefico quando determina l’alternanza delle stagioni, ma può rivelarsi anche catastrofico e distruttivo, quando è accentuato da un’ampia angolazione rispetto ad una sua ideale verticalità.
I costruttori di megaliti elevarono, perciò, sistemi di monumenti rispondenti a vari modelli costruttivi, per applicare un deliberato piano ponderale che potesse bilanciare l’asse terrestre, ai fini di sottrargli l’andamento caotico dovuto alla sua tendenza alla massima inclinazione, possibile causa di ribaltamento fisico della Terra o di ribaltamento delle sue polarità magnetiche.

Modello della precessione degli equinozi, dovuto al moto retrogrado impresso alla Terra dall’azione frenante del suo asse obliquo, che la fa oscillare imprimendole un “effetto trottola”. (Tratto dal poster di Marisa Grande: Modelli cosmici in archeoastronomia, S.I.A., Padova 2001).

Tale operazione megalitica richiedeva l’impiego di rocce dalle proprietà di buoni conduttori (quarzo, pietre sarsen, pietre blu, porfido, sabbia, calcare…) e acqua, quale veicolo di flussi magnetici per mezzo dei sali ionici in essa disciolti, ai fini di orientare in “modo coerente” le linee di flusso sotterranee ed aeree del campo magnetico terrestre.
Stonehenge: visione dall’alto. (Foto storica). Serra di Martignano (Lecce): Specchia dei Mori.
(Foto di Ezio Sarcinella)

Richiedeva anche l’impiego di cattivi conduttori, come la mica, per interrompere o deviare gli stessi flussi, in funzione del mantenimento dell’equilibrio energetico-vibrazionale e per il potenziamento del campo magnetico terrestre. Tale piano equilibrante impiegava conoscenze scientifiche avanzate sul piano astronomico, geologico e chimico-fisico, che, secondo la logica attuale, i costruttori di megaliti non potevano possedere, pur avendo essi applicato un principio fisico, oggi noto come “riflettanza”, per modificare le risonanze vibranti delle pietre e modulare le loro sonorità, alla stregua di antichi diapason.

DIFFUSIONE DEI SISTEMI MEGALITICI
Cercati e riconosciuti i “centri naturali” attraverso i quali il flusso elettromagnetico irradiato dal nucleo della Terra raggiunge la litosfera, ossia i luoghi appropriati per accogliere i loro monumenti equilibranti il campo magnetico terrestre, i costruttori di megaliti elevavano cumuli litici in funzione di “montagne sacre”. Quei centri, nei quali i flussi elettromagnetici si convertivano in flussi di energia sismica, modellavano naturalmente, con la loro irradiazione di energia vibrazionale, il territorio circostante, configurando “celle geomorfologiche” circolari ed espanse.

Esempio di modellazione del Gargano, nell’Alta Puglia, secondo la configurazione a “celle geomorfologiche”, dovuta all’azione dell’energia vibrazionale elettromagnetica irradiata dai centri delle rispettive celle interagenti in forma espansa.
(Tratto dal libro di Marisa Grande: La precaria armonia del cosmo, Ed. Besa).

Tale modello è meglio riconoscibile negli “anelli di fuoco”, serie di vulcani disposti ad arco, di cui solo quello di più recente formazione risulta attivo, poichè la litosfera circostante ruota intorno al centro energetico dell’anello, scorrendo su un bacino magmatico periferico, che di volta in volta attiva un nuovo vulcano. Soggette a vibrazioni elettromagnetiche, con fenomeni distruttivi accentuati sulla circonferenza di massima espansione composta dai minerali a minore conduzione rispetto a quelli a maggiore conduzione naturalmente aggregati al centro, quelle celle geomorfologiche circolari, diffuse su tutta la superficie terrestre, si spiegano oggi con i modelli matematici elaborati da Mandelbrot, resi visibili tramite la computer-grafica. Ossia la forma di ogni elemento frattale si ritrova ripetuto a tutti i tipi di scala e giustifica la similitudine presente nella modularità che interessa tutti i sistemi-complessi presenti in natura.

Mandelbrot: forme frattali su sfera

Con l’intervento megalitico, mirato a mitigare la forza di espansione dal centro verso la periferia, si poteva modulare la loro energia distruttiva, al confine con le celle limitrofe, trasformandole in “celle geodetiche” ad energia distruttiva-controllata.
Impiegando i megaliti dalle proprietà di buoni conduttori, che modulavano e rendevano coerenti i flussi magnetici, le celle potevano operare un’azione equilibrante sull’intero sistema planetario, mitigando l’azione distruttiva dovuta all’effetto trottola dell’asse terrestre eccessivamente inclinato.
Marcatori, come le specchie litiche, o colline artificiali, costituivano i centri geodetici di sistemi megalitici composti da menhir e da dolmen distribuiti con ordine nella cella geomorfologica, aventi funzione di “modulatori di flussi” dell’energia in espansione irradiata da quei centri energetici naturali.
(Tratti dal libro di Marisa Grande : Dai simboli universali alla scrittura, Besa 2010)

I “cerchi sacri”, gli henges espansi in circonferenze concentriche intorno alle specchie, alle colline sacre, alle pietre-altare, ai focolari sacri ricalcavano, per i costruttori di megaliti, il modello naturale dettato dalla configurazione a celle geomorfologiche della superficie terrestre.
Su quei luoghi precocemente marcati con megaliti, furono erette piramidi, ziqqurat, havitte, kurgan, stupa, templi pagani o monoteisti, tutti monumenti aventi la medesima funzione equilibrante ottemperata in origine dai sistemi geodetici megalitici.