Confronto metodi di correlazione tra terremoti

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ENTRAMBI I METODI DI CORRELAZIONE TRA TERREMOTI

VETTORI SISMICI- 

CELLE GEOMORFOLOGICHE-

RISULTANO EFFICACI PER DETERMINARE LA REGOLARITA’ DELLA DINAMICA SISMICA.

Una sequenza di movimenti sismici ha interessato anche la placca adriatica, la cui  dinamica è descritta nel seguente articolo pubblicato da “Corriere salentino” in data 22 maggio 2011:

LA GEODINAMICA DELLA PLACCA ADRIATICA

di Marisa Grande

Il Salento appartiene alla placca adriatica, che s’incunea con il suo blocco compatto tra la placca continentale euroasiatica a nord e la placca iblea che compone la punta sud-orientale della Sicilia.

Il suo moto orientato risente della compressione esercitata verso l’Euroasia dall’Africa, il continente del quale la placca adriatica ne rappresentava un prolungamento, prima di un suo remoto distacco.

Nella ricostruzione sismo-tettonica svolta da molti autori tramite l’analisi delle deformazioni geologiche degli ultimi 10 milioni di anni, emerge infatti che la placca adriatica risultava parte integrante del continente africano, il quale si muoveva verso l’Euroasia con rotazione antioraria.

Nel tardo Miocene (tra i 6 e i 7 milioni di anni fa), per una collisione tra il sistema anatolico-egeo e la parte continentale dell’Adriatico meridionale, dovuta alla spinta esercitata verso ovest dall’Arabia, si creò la frattura nella placca africana che staccò un suo settore settentrionale, comprendente una parte del mare Ionio e l’intera placca adriatica. Ne conseguì la formazione di una placca ionico-adriatica, la quale subì una modificazione nel comportamento cinematico originario, ossia invertì la rotazione antioraria che la interessava quando era congiunta con la placca africana. Dopo il distacco, infatti, iniziò a muoversi in senso orario, ruotando verso est intorno ad un polo localizzato nel bacino Pannonico settentrionale, ossia intorno ad un centro di una cella geomorfologica molto ampia, oggi collocabile nei pressi della città di Budapest (M. Grande, Interazione tra centri di emissione di onde sismiche, in Corriere salentino 18 febbraio 2010).

Tale comportamento geodinamico della nuova placca ionico-adriatica implicava anche una spinta verso ovest, con subduzione del suo margine occidentale al di sotto dell’Appennino meridionale. La nuova situazione geologica durò per un periodo compreso tra 7 e i 2 milioni di anni fa, dal tardo Miocene al Pleistocene.

Durante quei cinque milioni di anni di grande instabilità tettonica si verificarono molti eventi rilevanti collegati alla rotazione da ovest ad est della placca adriatica. Tale spinta favorì l’orogenesi rapida degli Appennini, soprattutto nell’arco meridionale, e provocò il distacco del blocco ibleo-siciliano dalla placca africana. A nord la sua rotazione è collegabile con una notevole discontinuità tettonica (espressa con bordi di sottoscorrimento, con zone di estensione e con sistemi di faglie trascorrenti, come la Schio-Vicenza), che interessò soprattutto le Alpi Orientali.

Due milioni di anni fa lo scenario geologico cambiò nuovamente a causa della sutura della zona di subduzione della placca adriatica nell’Appennino meridionale. Per la collisione tra il margine occidentale dell’Adriatico continentale e la catena alpino-appenninica la placca adriatica subì una nuova inversione del suo movimento, che da orario divenne antiorario.

Dal modello elaborato per studiare il comportamento cinematico attuale della placca adriatica rispetto alla placca stabile euroasiatica, risulta che la sua rotazione è ancora antioraria da due milioni di anni e si svolge intorno ad un polo situabile nel bacino ligure occidentale.

Le maggiori deformazioni neotettoniche sono oggi rilevabili nella frattura della faglia trans-tensionale “Victor Hensen“, che attraversa l’area ionica centrale circoscrivendo la placca adriatica e la ionica ed è compresa tra la zona di Medina, a sud-est della costa orientale della Sicilia, e le isole Ionie, dove si collega con la faglia ellenica di Cefalonia.

Riferimenti:

Mantovani et al., 1997b, 2000, 2002

DeMets et al. (1990)

GNGTS – Atti del 21° Convegno Nazionale / 02.07

ARTICOLO PUBBLICATO DA “CORRIERE SALENTINO” IN DATA 22 MAGGIO 2011

 

 

Terremoti in Euroasia dal 2 al 21 maggio 2016

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DINAMICA SISMICA RELATIVA AD UN CICLO DI TERREMOTI ORIGINATI DAI MOVIMENTI SISMOTETTONICI CHE INTERESSANO LA DORSALE ATLANTICA

Le mappe A e B sono state pubblicate in data 18 maggio 2016.

Nelle due mappe è indicata, con il sistema dei vettori sismici ortogonali, la direzione intrapresa dall’energia sprigionata dai movimenti sismotettonici della dorsale atlantica.

Si potevano individuare i luoghi in cui si erano già manifestati terremoti, da ritenere precursori su base statistica, come dimostrato dall’analogo scenario sismico avvenuto nel  dicembre 2014, con il quale veniva comparato quello in corso nel maggio 2016.

Ne conseguiva che era possibile circoscrivere con rettangoli le aree nelle quali presumibilmente si sarebbero registrati in seguito dei terremoti di magnitudo analoga a quelli originari manifestati sulla dorsale atlantica (M 4.9- 4.4) a quelli ritenuti precursori (in tal caso oscillanti tra M 3.8 e M 4.7)

La mappa C è stata pubblicata in data 21 maggio 2016, per la verifica, poichè descrive la dinamica sismica conseguente allo scenario presentato nelle mappe A e B.

La mappa C permette di verificare in quali luoghi compresi nei rettangoli indicati nelle mappe A e B si sono registrati i terremoti successivi e l’analogia, nei terremoti correlati tramite i vettori sismici, con la magnitudo dei terremoti precedenti (Magnitudo massima 4.9).

(Marisa Grande)

 

 

 

 

 

Scenario sismico mondiale: confronto tra il 18 e il 20 maggio 2016

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CORRELAZIONE TRA RILEVANTI TERREMOTI:

Ai terremoti di M. 6.7 (profondità Km 40) e M.6.8 (profondità km 10), che il 18 maggio 2016 hanno interessato la costa dell’Ecuador, ha fatto seguito un raro terremoto di M. 6.0 (profondità Km 10), verificatosi il 20 maggio 2016 nel centro desertico dell’Australia.

La correlazione tra le due aree interessate dai movimenti sismici è determinata dalla interazione tra le celle geomorfologiche che modellano la litosfera.

La dinamica può essere ricostruita nel modello mondiale del sistema frattale seguendo le circonferenze tangenti, cariche di energia sismica determinata dall’elettromagnetismo emesso dai centri geomagnetici delle rispettive celle geomorfologiche.

 

Correlazione sismotettonica tra: Dorsale atlantica, Nord Africa ed Euroasia

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CONFRONTO TRA LA DINAMICA SISMICA AVVENUTA IN DICEMBRE 2014 CON QUELLA DI MAGGIO 2016

Dal confronto emerge che i movimenti sismotettonici avvenuti sulla Dorsale nord atlantica hanno avuto la medesima ripercussione con terremoti di corrispondente intensità tanto nel 2014, quanto nel 2016.

I vettori sismici ortogonali indicano la direzione dell’energia sismica e permettono di verificare se terremoti di corrispondente magnitudo si verificano nelle aree indicate.